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Moda, dopo i grandi marchi anche le filiere entrano nell’orbita dei big del lusso

Il rebus 2023. Dopo il boom, la crescita rallenta (ma si resta sopra i livelli 2019)

Economia

Superbonus, Riva (Confartigianato Lecco): “Lo stop è una mazzata per piccole imprese e famiglie”

La copertina

  • Popolazione, le proiezioni Istat: “Tra vent’anni Emilia e Lombardia più forti, Veneto ancora giù”

    di Maria Gaia Fusilli
    Le proiezioni demografiche al 2042 dell’Istat disegnano un’Italia che perde 3 mln di abitanti in totale, con 4,5 mln di anziani in più e 7,5 mln di under 65 in meno. Solo Emilia e Lombardia cresceranno grazie soprattutto alla capacità di attrarre stranieri e abitanti da altre regioni. Il Veneto sarà ancora più vecchio e in declino, Belluno e Rovigo lande disabitate
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L'intervista

    Della Zuanna: “Il Veneto non attrae abbastanza persone. L’unica è puntare su imprese ad alto valore aggiunto”

    di Damiano Manfrin
    Secondo le previsioni dell’Istat, tra il 2022 e il 2042 il Veneto perderà 460mila persone in età di lavoro, quasi quante la Lombardia e il doppio dell’Emilia-Romagna. “Questo perché in Veneto l’immigrazione è ancora bassa rispetto alle regioni vicine”, spiega il professore di Demografia dell’Università di Padova, Gianpiero Della Zuanna. “In più il Veneto ha una collocazione nella catena del valore più bassa. Per trattenere e attrarre giovani dovrebbe invece puntare su industrie e servizi con maggiori margini di profitto e ad alto contenuto tecnologico”
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I dati dal 2019 al 2023

    Meno Tav uguale meno abitanti. Il Veneto paga la sua perifericità, tiene solo Verona

    di D.M.
    Tra 2019 e 2023 la popolazione regionale è calata dello 0,72% (-35mila abitanti), con segni di rallentamento più evidenti nelle aree marginali come Belluno (-2%) e Rovigo (-2,3%). In calo anche le province più industrializzate, ad eccezione di Verona (+2,8mila residenti) grazie alla crescita dei comuni dell’hinterland. Pesa il mancato sviluppo delle infrastrutture, con Vicenza, Padova e Venezia che attendono ancora la Tav verso Milano, opera essenziale per contribuire alla competitività del territorio. Conferma il demografo Della Zuanna: “In Veneto si paga la mancanza di un sistema di servizi pubblici sul ferro degni di questo nome”
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    Rimini rinasce, Ferrara crolla, Parma e Bologna restano a galla: la regione “modello” contiene il calo demografico. Ma può fare di più

    di Selene Seliziato
    Tra ’19 e ’23 l’Emilia-Romagna perde quasi 22 mila abitanti, ma il saldo negativo per lo 0,49% è comunque migliore rispetto a quello del Nordest (-0,6%) e dell’Italia (-1,37%). L’Emilia è zavorrata dal -1,81% di Ferrara, mentre grazie alla boccata d’ossigeno data dal +0,71% di Rimini la Romagna limita il calo (-0,36%). Spiega il demografo e statistico Gianluigi Bovini: “Lo sviluppo sociale ed economico, quindi anche demografico, tende a concentrarsi lungo l’asse della via Emilia: va portato anche a territori più eccentrici. Ma abbiamo di fronte sfide che non sono circoscritte solo alla regione o all’Italia: stanno diventando mondiali"
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    Anche in Lombardia la popolazione cala (-0,34%). Zavorra Milano: la città perde il 2,7% di abitanti in quattro anni

    di K.F.
    Secondo i dati Istat la “locomotiva” d'Italia mostra segni di declino demografico, con una diminuzione complessiva di 34.324 abitanti dal 2019 al 2023. Milano è la città più colpita, che passa da 3.250.077 a 3.228.006 residenti (nella sola area comunale la flessione è del 2,6%). Al secondo posto Varese, con un calo di 5.354 unità (-0,6%) e poi Pavia, con 5.311 residenti in meno (-0,9%). Bergamo, terza in Regione per popolosità, rimane stabile, passando da 1.107.159 a 1.106.303 abitanti (-856, -0,07%). A crescere solo Brescia (+0,23%), Monza e Brianza (+0,71%), e Lodi (+0,52%)
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I focus di Monitor

Vineis: «Oggi il non-fare pesa più del fare, sulle imprese e sulle persone»

Per Paolo Vineis, epidemiologo e direttore scientifico di Regenerative Society Foundation, l’impresa rigenerativa va oltre la semplice sostenibilità. E con un approccio sistemico, pratiche agricole, produzione e cultura aziendale possono generare un «circolo virtuoso» tra ambiente, economia e benessere. «Le ricerche parlano chiaro: le imprese che hanno più investito in sostenibilità negli ultimi decenni sono anche quelle che vanno meglio sul mercato»

Impresa rigenerativa. Andrea Illy: «Chi non va oltre il modello estrattivo perderà mercato e credibilità»

Al Regeneration Forum 20|30 di Milano (27-28 novembre) si parlerà di modelli d’impresa capaci di restituire valore agli ecosistemi da cui dipendono. Per Andrea Illy, co-presidente della Regenerative Society Foundation, la chiave sarà l’‘effetto cascata’ lungo le filiere. Il greenwashing? «Prima o poi ti scoprono. A quel punto devi diventare concreto, per non perdere la faccia»

Fonseca: «La finanza ha sbagliato narrazione sull’Esg. Ma ‘rigenerare’ conviene anche agli investitori»

I crediti di biodiversità. Un asset economico, ma (ancora) senza regole

Leggi tutta l'edizione

Dentro la crisi. «Schiacciati dalla convenienza della plastica vergine dall’estero»

Da cinque giorni l'industria italiana del riciclo della plastica ha fermato gli impianti a causa della concorrenza delle materie vergini importate da paesi terzi (Asia e Usa in primis). «Rispetto al 2022 ormai costano meno del prodotto riciclato», commenta Tomasin (Inn-Flex). Zuppichin (Piovan): «Pesano il prezzo del petrolio basso e il rallentamento europeo, mentre Cina e India continuano ad acquistare nuovi impianti di riciclo»

Riciclo, record nei numeri. Ma la plastica resta debole e ora blocca gli impianti

Negli ultimi due anni, l’Italia ha riciclato oltre il 75% degli imballaggi. Ma se eccelle in carta, vetro, metalli e legno, fatica su plastica, Raee e sui rifiuti speciali ancora esportati a milioni di tonnellate. Ma mentre multiutility e fondi avviano il consolidamento di un settore in cui il 35% delle imprese lavora con margini sotto il 5%, si fermano gli stabilimenti per il riciclo della plastica

Dal riciclo al riuso. La svolta Ue che ridisegna la gestione dei rifiuti

Dentro i consorzi. Regole, potere e sfide della circolarità

Leggi tutta l'edizione

Moltrasio: «Abbiamo disgregato le filiere e perso know-how. Ora serve fare rete»

Tra la spinta del nazionalismo economico – che rischia di frammentare mercati e indebolire ulteriormente le filiere – e la corsa tecnologica globale, le aziende italiane devono trovare un equilibrio tra chiusura e cooperazione. Dal Festival Città Impresa emerge un messaggio chiaro: solo ricostruendo reti industriali solide, dentro un’Europa più unita e con una visione condivisa, l’Italia potrà restare competitiva

L’Europa che vorremmo. «Più unita sulla difesa, più pragmatica sul Green Deal»

Dal fronte comune sull’Ucraina al diritto di veto da rimuovere, fino al mantenimento della rotta sul Green Deal, seppur in modo più pragmatico. Al Festival Città Impresa di Bergamo, imprese e istituzioni hanno delineato l’Europa che vorrebbero: competitiva e meno ideologica. «Manca una vera spinta politica comunitaria», avverte Gentiloni. E Anaïs Voy-Gillis ricorda: «Senza una strategia produttiva comune, l’Europa rischia di delegare ad altri la propria sovranità»

La Germania arranca, ma l’Ue non può fare a meno dell’«europeista» Merz

La Spagna corre. Sprint sulla crescita grazie a riforme e rinnovabili

Leggi tutta l'edizione

Vacondio: «La compressione dei margini interessa tutti gli attori della filiera, dagli agricoltori alla Gdo»

L’industria di trasformazione traina il settore, che però dipende troppo dalle importazioni di materia prima. E mentre la logistica - carente su ferro e rotaia - fa lievitare i costi, i margini si assottigliano lungo l’intera filiera. Vacondio, Ad di Molini Industriali Modena ed ex presidente di Federalimentare: «Oggi la sfida è coniugare competitività e sostenibilità»

L’agroalimentare tra clima e mercato. Serve una governance di filiera per restare competitivi

Cambiamento climatico, prezzi delle materie prime e richieste del mercato riscrivono le regole anche per l’agroalimentare Made in Italy. Mutti: «La qualità resta il nostro tratto distintivo, ma serve una governance di filiera che integri sostenibilità, innovazione e competitività». E intanto prodotti e territori si reinventano: dal Chianti rosé all’avocado hi-tech in Sicilia

Rota: «L’agricoltura 4.0 in Italia vale 2,3 mld. Ma resistenze culturali ed economiche frenano l’innovazione»

Nuovo regolamento Ue sugli imballaggi. Entro il 2030 tutti dovranno essere riciclabili

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