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Economia

Superbonus, Riva (Confartigianato Lecco): “Lo stop è una mazzata per piccole imprese e famiglie”

La copertina

  • Il Pd va ai 30 all’ora, intanto il contado sta con Fleximan

    di D.M.
    Dietro la battaglia sulle città a 30 km orari passano tutte le divisioni politiche tra i partiti e nei partiti. Se lo schleiniano Lepore ne fa una battaglia ideologica, il riformista Giordani la affronta con pragmatismo. Mentre la Lega combatte la decisione e intanto simpatizza con Fleximan che “decapita” autovelox. Dietro una misura che sembra di semplice sicurezza per i cittadini si nasconde in realtà un conflitto tra gli abitanti delle ztl e il popolo che usa l’auto per lavorare
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L'intervista

    Andrea Giuricin: “Bene il limite, ma solo su alcune strade. A Bologna i tempi di percorrenza sono saliti del 30%”

    di Damiano Manfrin
    Secondo il ricercatore dell’Istituto Bruno Leoni, è necessario affrontare il tema “Città 30” in modo estraneo da ogni ideologia. “Gli effetti della limitazione sono diversi da città a città e l’aspetto fondamentale è partire dai dati per valutarne l’applicazione”. Nel caso di Bologna, “la misura è estesa al 90% delle strade e arriva fino alla cerchia della tangenziale”. Secondo Andrea Giuricin, serve pragmatismo: “Nessuno mette in dubbio l’utilità dei limiti nei pressi di scuole, parchi o strade con molti attraversamenti pedonali. Ma ci sono soluzioni intermedie”
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Approfondimenti

    Giordani e Lepore, i due Pd di fronte all’ideologia dei 30 chilometri orari

    di Filiberto Zovico
    Sulla vicenda delle città a 30 km all'ora, appare profonda la differenza tra le due anime del Pd. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore, esponente di quella ideologica e massimalista capeggiata da Elly Schlein, promuove il limite in città in modo ideologico, rischiando scontento e perdite di consenso. Il sindaco di Padova Sergio Giordani adotta un approccio pragmatico, "applicandolo dove sarà necessario, ma non in tutta la città", che potrebbe competere con successo contro il centrodestra
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    Fenomeno Fleximan, dai sindaci condanna (quasi) unanime. Ma i leghisti: “Si rifletta sull’utilità e la gestione degli autovelox”

    di Sara Orsi
    "Fleximen sta arrivando" è la firma del misterioso giustiziere di autovelox, colpevole di una ventina di attacchi nel Nord Italia. I suoi gesti hanno intensificato il dibattito sulla sicurezza stradale, dividendo l'opinione pubblica tra chi lo ritiene un eroe e chi un vandalo. Le istituzioni lo condannano, ma i suoi gesti hanno aperto a divergenze sull’utilizzo e la gestione di dispositivi di controllo del traffico e "zone 30". I sindaci della Lega, in particolare, criticano alcune installazioni e propongono riallocazione dei fondi
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    Dossi, segnali e due autovelox mai attivati nell’arco di due strade. Il caso di Torri di Quartesolo

    di D.M.
    Da circa 4 anni in uno dei quartieri del Comune vicentino, campeggiano due dispositivi posizionati nell'arco di 500 m. "I residenti ci segnalavano frequenti comportamenti scorretti dovuti a velocità elevate", spiega il sindaco Diego Marchioro. Da qui la decisione di introdurre il limite a 30 km/h, di installare 3 dossi e anche i due autovelox “che avevamo acquistato molti anni prima, probabilmente tramite contributo pubblico". Da allora però non sono mai stati utilizzati. "Abbiamo un solo strumento da inserire all’interno per rilevare la velocità, dunque non potrebbero comunque funzionare contemporaneamente. Diciamo che sono una dissuasione psicologica"
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    Velox sì, velox no: gonfiano più le polemiche o i bilanci delle amministrazioni?

    di Selene Seliziato
    Nel ‘22 questi ‘instrumentum diaboli’ hanno portato in dote ai venti principali Comuni italiani 76 mln sui 550 mln derivanti da multe. Anche se la legge obbliga a segnalare i controlli, la discussione sulle modalità e sui luoghi persiste. Famoso il caso di Colle Santa Lucia (BL), comune di nemmeno 350 anime che due anni fa incassava 350 mila euro grazie all’autovelox di Passo Giau abbattuto a inizio gennaio. La spesa di queste somme è però vincolata. E se le alternative esistono e sono utilizzate negli altri Paesi, in Italia sono invece ancora illegali
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Milano e Lombardia a Tavola

Il Ristorante

La Pobbia 1850

Il Vino

Pernice Pinot Nero Oltrepò Pavese 2020 Doc

Il Prodotto

Zafferano Collina d’Oro

Pizzeria

Era Pizza

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Cultura in breve

I focus di Cult

Ville storiche, bravi a conservarle ma non a valorizzarle

di Giulia Betti & Flavio Centamore
Le dimore storiche italiane sono ovunque: oltre 43.000 immobili vincolati, 34 mln di visitatori ogni anno, 210.000 eventi ospitati solo nel 2023. Ma più di 13 mln di metri quadri restano chiusi, inaccessibili, fuori da ogni strategia (+67% in un solo anno). “A volte manca persino un indirizzo mail a cui scrivere per chiedere una visita”. Così l’Italia conserva, ma non valorizza
Approfondimenti

Collalto: “Valorizzare senza snaturare. È così che si protegge il patrimonio”

Approfondimenti

Castello di Thiene, “il desiderio è che diventi autosostenibile”

Approfondimenti

La Villa Reale di Monza e il flop della partnership pubblico-privato

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Da Cortina a Polignano l’abbuffata estiva di festival “culturali”

di Chiara D'Ippolito
Tanti volti noti, qualche polemica poltica e poca qualità. L'estate è costellata da centinaia di festival del libro. Dove prevale più l'autocompiacimento degli amministratori locali che la ricerca di una proposta culturale capace di diventare attrattiva anche in termini turistici. Con le dovute eccezioni
Analisi & Commenti

Guerzoni: “Gli eventi si moltiplicano, ma c’è poca ricerca. E non spostano pubblico da fuori”

Approfondimenti

Rovellini (Versiliana): “Per lasciare il segno serve strutturarsi”

Approfondimenti

Interrogare il turismo con la cultura. Taobuk e la sua visione a lungo termine

Leggi tutta l'edizione

Gli autori entrano in fabbrica. Per aiutare a comprendere il mondo che cambia

di Giulia Betti
La cultura attraversa le mura dell’impresa e diventa occasione di crescita (anche) professionale. Obiettivo: trovare nuovi strumenti per leggere la complessità di un mondo che cambia. Così imprese come Carraro, Manini Prefabbricati, Lago e tante altre invitano grandi autori in fabbrica a dialogare con i lavoratori. Gribaudi: “Portiamo la lettura oltre i luoghi ovvi della cultura”. E i direttori del personale si ritrovano a "Libri sotto le stelle"
Analisi & Commenti

Giuseppe Lupo: “L’intellettuale mediatore fra impresa e società. Ma ancora troppi pregiudizi”

Approfondimenti

Vecomp: “Nell’azienda non solo software, ma cultura d’impresa”

Approfondimenti

Leggere per lavorare meglio. Con “Libri sotto le stelle” gli HR puntano sulla letteratura

Leggi tutta l'edizione

Capitale europea 2033, Torino tenta il rilancio con la cultura. Ecco le altre candidate

di Chiara D'Ippolito
A contendersi il titolo (che all'Italia toccherà nel 2033) sono anche Viterbo, Norcia, Pesaro-Urbino, Trieste e forse Siracusa. La città della mole mette al centro un occhio scintillante, simbolo di creatività e futuro, ideato da 80 studenti. “Il processo è già progetto”, afferma il direttore Riitano. La sfida è “far mettere le ali a Torino” e renderla città creativa e inclusiva
Analisi & Commenti

Sacco: “L’anno decisivo è quello dopo: lì si vede se una Capitale della Cultura ha funzionato”

Approfondimenti

“La cultura non si alimenta solo con un grande evento”. Matera e l’eredità fragile di Capitale Europea della Cultura

Approfondimenti

Le prossime Capitali italiane della cultura. “Non chiediamo attenzione, ma riconoscimento”

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